di Jacopo Tomasi (Trentino, 24 novembre 2009)
TRENTO. Monta giorno dopo giorno la protesta del mondo della scuola trentina nei confronti della riforma Dalmaso. Interventi, ricorsi e raccolte firme si sono moltiplicate nelle ultime settimane, iniziative che raccontano un malumore trasversale: da Trento a Rovereto, da Tione a Pergine passando per Mezzolombardo. E intanto la Cgil sta pensando ad uno sciopero della scuola.
L’atmosfera attorno alla scuola trentina è sempre più calda. Sono decine le mail che ogni giorno esprimono la rabbia, la paura, lo spaesamento di insegnanti, presidi e famiglie. Una rabbia che non si limita a un singolo istituto, a una singola valle, o ai docenti di una materia. Dalle lettere che vengono inviate all’assessore Dalmaso, dalle raccolte di firme e dai ricorsi al Tar, emerge un fronte della protesta trasversale, che coinvolge il capoluogo come la periferia, docenti di matematica come quelli di italiano e lingue straniere. Tutti convinti che la riforma Dalmaso peggiorerà la scuola trentina.
I primi a urlare la loro paura sono stati gli insegnanti degli istituti professionali. Con questa riforma, infatti, l’istruzione professionale sparisce e gli studenti devono scegliere tra gli istituti tecnici o la formazione professionale provinciale. Centoquaranta docenti hanno fatto ricorso al Tar contro questa decisione e la rivolta è scoppiata in molti istituti periferici che perderebbero il loro indirizzo. Il Martini di Mezzolombardo, per esempio, perderebbe l’indirizzo turistico che resterebbe a Cles. La preside Roberta Corsini ha fatto sentire la sua voce e anche ieri mattina un gruppo di docenti ha espresso preoccupazione, certo che «l’essere schiacciato tra Trento e Cles porterebbe un calo degli iscritti con ripercussioni negative sui posti in organico». La riforma, poi, ha scatenato la protesta di docenti di tutte le materie. I primi sono stati gli insegnanti delle materie scientifiche dell’Iti di Trento e Rovereto, seguiti a ruota dai colleghi delle materie umanistiche del liceo Da Vinci di Trento, del Rosmini di Rovereto e del Galilei di Trento.
La novità di ieri è invece rappresentata dalla grande preoccupazione dei docenti di lingue straniere. In poco più di un giorno in 350 hanno sottoscritto una raccolta firme contro l’ipotesi dell’obbligatorietà, nel biennio comune, del tedesco come seconda lingua unica (vedi articolo a fianco). Inoltre, 16 insegnanti di lingue straniere dell’istituto Guetti di Tione hanno scritto una lettera aperta nella quale definiscono «retrograda» la decisione di «smantellare uno dei pilastri che hanno reso speciale la scuola trentina: il doppio canale linguistico».
Queste iniziative raccontano tutte di un mondo della scuola in subbuglio, che chiede chiarezza. Anche i sindacati chiedono maggiori certezze per il futuro. La Cgil ha già chiesto la sospensione della riforma e, se non avrà risposte entro giovedì, è pronta a mobilitarsi. L’ombra dello sciopero di tutta la scuola trentina è all’orizzonte e la Cisl sarebbe disposta a prendervi parte, mentre la Uil resterebbe alla finestra. Si prevedono giorni sempre più caldi.
da Trentino, 24 novembre 2009