di Chiara Bert (Trentino, 1 dicembre 2009)
TRENTO. «Un’opportunità per estendere i sostegni ai lavoratori, garantendo maggiore equità e uguaglianza». La Cgil accoglie con favore la notizia che gli ammortizzatori sociali diventeranno competenza della Provincia. Il sociologo Schizzerotto: «Più spazio per l’innovazione».
«Siamo contenti se questo accordo ci darà la possibilità di garantire maggiore equità e uguaglianza nella gestione dei sostegni ai lavoratori», commenta il segretario della Cgil Paolo Burli. Un terreno, quello degli ammortizzatori, che in questo ultimo anno ha visto una forte collaborazione tra Provincia e sindacati e che ha permesso di contenere il disagio sociale prodotto dalla crisi economica.
«Dobbiamo capire esattamente cosa passerà in delega alla Provincia e se avremo anche competenze sulla modulazione del sostegno», osserva Burli. «Certamente l’operazione è un fatto positivo se darà la possibilità di costruire una piattaforma comune in cui siano ricompresi tutti i lavoratori, quello a tempo indeterminato, quello con contratto a tempo determinato, il precario, il cococo». «Oggi - ricorda - la situazione si presenta disomogenea, con categorie di lavoratori che restano esclusi dagli ammortizzatori sociali». Un esempio: se un lavoratore di un’azienda con più di 15 dipendenti può avere diritto fino a due anni di cassa integrazione più tre anni di indennità di mobilità, quindi complessivamente fino a 5 anni validi ai fini pensionistici, un lavoratore di una piccola impresa con meno di 15 dipendenti si ferma a 6 mesi di cassa integrazione più un anno di mobilità regionale». Disparità evidenti, e c’è chi - come i precari e i collaboratori a progetto - addirittura non viene coperto.
Quanto alle risorse per finanziare gli ammortizzatori sociali, la Cgil auspica che siano ampliate: «Ci sono imprese che pagano e altre no - osserva il segretario - come sindacato chiamiamo le associazioni di categoria alla responsabilità sociale perché tutti i lavoratori possano essere assicurati di fronte alla perdita del posto di lavoro».
Dal fronte università per ora nessuna reazione ufficiale. Non parla il rettore Davide Bassi, che prima di esprimersi vuole aspettare di conoscere i contenuti della delega. Cauto anche Gianfranco Cerea, già preside di economia e consulente della Provincia: «Bisogna vedere cosa in concreto verrà pattuito, l’ipotesi minima è che non cambi nulla e che la Provincia si sostituisca allo Stato nel trasferimento di risorse». «Difficile - avverte il docente - che arrivino più finanziamenti in tempo di crisi, ma può essere un passo positivo che porta a forme di razionalizzazione e flessibilità». Più generale l’analisi di Antonio Schizzerotto, sociologo e prorettore: «Credo che il passaggio di competenze alla Provincia faciliterà il cammino verso un sistema integrato della ricerca e dell’alta formazione che è già in costruzione con Fbk e Fondazione Mach. Maggiori competenze possono fluidificare il processo di innovazione dei modelli amministrativi e degli assetti istituzionali, offrendo più spazi per sperimentazioni».
(Trentino, 1 dicembre 2009)