CASSA INTEGRAZIONE, MOBILITA' E DISOCCUPAZIONE
La crisi economica colpisce anche il mercato del lavoro trentino. I dati più significativi sull'andamento dell'occupazione in provincia
LE LISTE DI MOBILITA' (new!)
(testo aggiornato all'11 gennaio 2012)
Sfiorano ormai le 4.900 unità gli iscritti in lista di mobilità in Trentino ed anche la barriera dei 5.000 iscritti si fa sempre più vicina. L'11 gennaio, il comitato provinciale mobilità ha infatti certificato la presenza in lista di 4.880 licenziati, il dato più elevato mai registrato. A riprova che non si tratta di un risultato isolato, ma di un trend molto preoccupante, va ricordato che nel corso del 2011 una sola volta, ad agosto, in lista di mobilità sono risultati iscritti meno di 4.700 lavoratori.
Sembra bloccarsi invece l'emorragia di lavoratori in mobilità che hanno trovato un impiego a termine: i sospesi infatti a gennaio 2012 sono indicati in 1.681, tanti quanti erano a dicembre 2011, con un saldo positivo di 125 unità rispetto al dato di gennaio 2011, quando i sospesi futono 1.456 (+8,6% annuo). Guardando all'anno precedente e detto del dato di dicembre, va segnalato che a novembre 2011 i sospesi erano 1.771, ad ottobre 1.818, a settembre 1.897, ad agosto 1.912, a luglio 1.909 e a giugno 1.841.
La frenata della contrazione del numero del sospesi registrato a gennaio arriva quindi dopo mesi in cui, a partire da settembre 2011, questo indicatore registrava costantemente il segno meno su base congiunturale. Tra l'altro lo scorso anno si era chiuso con un differenziale positivo minimo rispetto al 2010: a dicembre 2011 infatti il numero dei sospesi perché assunti a termine era stato superiore di un misero 1,6% rispetto allo stesso periodo di due anni fa.
Nel raffronto tra gli iscritti in mobilità attuali e quelli dei tre anni precedenti emerge quanto il crollo della finanza internazionale del 2008 e la più recente crisi del debito sovrano dell'Eurozona producano effetti negativi sul mercato del lavoro anche in Trentino. Basti pensare che il dato degli iscritti in mobilità di gennaio è ben più alto della media mensile del 2011 che nel corso dell'anno aveva raggiunto quota 4.756 contro una media mensile di 4.417 nel 2010 e di 3.807 nel 2009. In pratica, già lo scorso anno sono stati registrati in media 339 iscritti in più rispetto al 2010 (+7,7%) e 949 in più rispetto al 2009 (+24,9%).
Il flusso di nuovi ingressi in mobilità registra un'impennata rispetto ai mesi precedenti, ma in linea con quanto accade ad ogni primo mese dell'anno. A gennaio i nuovi inscritti infatti sono stati ben 356, a fronte dei 177 di dicembre 2011, dei 233 di novembre, dei 223 di ottobre e dei 203 di settembre. Lo stesso mese del 2011 furono però 378, quasi il 6% in più di oggi.
Guardando alla provenienza, i licenziati dalle piccole imprese sono stati pari all'86,8% di tutti i nuovi ingressi del mese. Sul computo totale, la stragrande maggioranza degli iscritti in mobilità – il 73,9% - è stato licenziato da una piccola impresa.
Complessivamente, all'11 gennaio 2012 e al netto dei nuovi ingressi, il settore delle costruzioni continua a registrare il maggior numero di addetti nelle liste di mobilità. Sul totale degli iscritti infatti ben il 21,7% lavorava nel comparto edile. Tra i settori le cui aziende mettono più addetti in mobilità c'è poi il metalmeccanico/metallurgico con il 15,5% degli iscritti totali, seguito dal commercio (14,1%), dai servizi non altrimenti definiti (11%), dai pubblici esercizi (9%) e dai trasporti (7,4%). Tra i licenziati dalle medie e grandi imprese la fanno da padrone i licenziati del settore metalmeccanico (40%), seguiti da quelli del commercio e dei trasporti, rispettivamente con il 10,9% e il 9,1%. Licenziano invece di più, tra le piccole imprese, quelle delle costruzioni (27,3% degli iscritti in mobilità secondo la legge 236), seguite da quelle del commercio (15,2%) e degli altri servizi (14,3%).
In generale in mobilità sono iscritti più uomini che donne (66,8 contro 33,2%), più italiani che stranieri (79,1 contro 20,9%). La crisi però colpisce in proporzione più gli stranieri degli italiani, considerato che la percentuale di iscritti in mobilità di origine straniera è più che doppia rispetto all'incidenza della popolazione non italiana - oggi all'9,2% - sul totale dei residenti in Trentino.
Inoltre, tra i licenziati dalle grandi aziende sono maggioranza gli over 50 con ben il 60,3% degli iscritti nelle liste in base alla legge 223, mentre tra quelli provenienti dalle piccole aziende il 60,1% ha un'età compresa tra i 30 e i 49 anni, il 26,8% ha almeno 50 anni e il 13,1% non supera i 29.
Come detto la media mensile di iscritti in mobilità durante il 2011 ha raggiunto quota 4.756 contro i 4.417 registrati in media nel 2010 e i 3.807 del 2009, con una crescita del 24,9 percento rispetto a due anni fa. Va ricordato che già nel 2009 l'incremento del ricorso alla mobilità era stato eccezionale: rispetto alla media mensile del 2008, gli iscritti in mobilità risultavano allora quasi il 40 percento in più, un tasso di crescita tanto impetuoso da superare quello registrato tra il 2002 e 2008, quando l'aumento medio non raggiunse il 34 percento. In pratica, nel corso del 2009 le liste di mobilità si erano già proporzionalmente ingrossate più di quanto non fosse successo nei sei anni precedenti.
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OCCUPAZIONE
(testo aggiornato al 30 settembre 2011)
Secondo l'ultima rilevazione Istat, l'andamento dell'occupazione in provincia di Trento nel secondo trimestre 2011 segnala un signficiativo miglioramento rispetto allo stesso periodo del 2010. A giugno infatti il tasso di disoccupazione in Trentino si è attestato al 3,4% rispetto al 4,2% di 12 mesi prima. Anche l'effetto congiunturale è positivo. La disoccupazione era infatti al 4,8% nel primo trimestre di quest'anno.
Il tasso di disoccupazione risulta il dato migliore a livello nazionale ed è il medesimo dell'Alto Adige dove, a giugno 2011, risultano disoccupati circa 8mila lavoratori come nella nostra provincia.
Gli occupati in termini assoluti – 234mila a giugno 2011– aumentano di circa 3mila unità rispetto al trimestre precedente, mentre sono ben 6mila in più se confrontati con i 228mila occupati registrati dall'Istat a giugno del 2010. Osservando i dati sulle forze di lavoro scomposte per settori, nell'industria, inclusa l'edilizia, si registra una tenuta congiunturale, ma un saldo positivo di circa 4mila posti di lavoro rispetto al giugno di un anno fa: con 65mila addetti il settore secondario offre ormai in Trentino gli stessi posti di lavoro del periodo immediatamente precedente l'avvio della crisi economica.
Dopo due trimestri consecutivi con il segno meno, tornano ad aumentare anche gli occupati nei servizi. Dopo il record negativo di marzo di quest'anno, quando i posti di lavoro offerti da commercio, turismo e servizi in genere non andava oltre le 155mila unità, a giugno l'Istat certifica che il terziario in Trentino occupa 158mila persone: si tratta di un dato positivo rispetto al trimestre precendente (più 3mila addetti) ma ancora inferiore alla rilevazione del giugno 2010 (meno 2mila posti di lavoro).
Su base annuale, tornano tutti positivi gli indici riguardanti le forze di lavoro aper quanto riguarda la componente femminile. In Trentino sono il 60,5% (+0,5%) le donne sono attive sul mercato del lavoro, il 57,6% (+0,9%) le donne effettivamente occupate e il 4,8% (-0,6%) quelle disoccupate e in cerca di un impiego. Siamo però ancora lontani dalle performance record registrate nel terzo trimestre del 2008 quando, con il 59,9% di occupate, il Trentino aveva sfiorato uno degli obiettivi - il tasso di occupazione femminile almeno del 60% - delle strategie europee di Lisbona.
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CASSA INTEGRAZIONE
(testo aggiornato al 28 luglio 2011)
Nel corso del 2011 in Trentino si è registrato un significativo rallentamento nel ricorso alla cassa integrazione guadagni per gli addetti dell'industria rispetto allo stesso periodo del 2010. Nel primo semestre dell'anno, come attestano i dati forniti il 27 luglio dall'Agenzia del Lavoro sulla base delle autorizzazioni Inps, il calo è pari al 45% circa.
Ma a testimoniare che nei settori produttivi è ancora forte l'incertezza nonostante i segnali di ripresa dei mercati, va ricordato che le ore di cassa integrazione autorizzate dall'Inps tra gennaio e giugno di quest'anno non sono molto inferiori a quelle registrate nel medesimo periodo del 2009, quando la crisi era però al suo apice.

La stessa Agenzia del Lavoro sottolinea come nei primi tre mesi dell'anno la riduzione è stata più netta, tanto che allora il fabbisogno di cassa integrazione espresso dalle imprese trentine è stato inferiore di quasi due terzi rispetto alle ore concesse poi tra aprile e giugno. E se l'andamento della cassa integrazione ordinaria appare lineare, preoccupa la richiesta di quella straordinaria che pesa per l'80% di tutte le ore concesse nel primo semestre.
Resta comunque positivo il dato congiunturale: a giugno infatti – ultimo dato fornito dall'Agenzia del Lavoro – le aziende industriali trentine hanno fatto ricorso a 164mila ore di integrazione salariale, suddivise tra 34mila ore di ordinaria e 130mila ore di straordinaria, più di quelle registrate a maggio 2011 (furono 95mila in totale), ma molte meno di quelle di giugno 2010, quando con 670mila ore di cassa concesse dall'Inps si toccò il massimo storico dall'inizio della crisi.
In generale, scomponendo il dato dei primi sei mesi del 2011, si osserva che il ricorso alla cassa integrazione straordinaria è superiore al quello dell'ordinaria e rappresenta il 68,7% del totale delle ore autorizzate. Per quanto riguarda i settori, è sempre il metalmeccanico a pagare lo scotto più alto con ben il 51,2% di tutte le ore di integrazione salariale concesse dall'Inps all'industria manifatturiera trentina a carico delle tute blu. Segue l'industria alimentare con il 14,1% del totale, le altre attività (estrattive, trasporti, agroindustria, ecc.) con il 12,4%.
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