Stranieri. El Barji (Cgil): “Un nuovo balzello sui permessi di soggiorno”
Tra 80 e 200 euro di tasse aggiuntive sul rilascio dei permessi ai cittadini stranieri. La norma voluta dal governo Berlusconi colpisce ingiustificatamente chi lavora e soggiorna regolarmente in Italia.
Piove sul bagnato, arriva la tassa sui permessi di soggiorno, in aggiunta ai 72 euro che gli immigrati pagano già ogni volta che chiedono il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno, dal 30 gennaio dovranno pagare un ulteriore somma che va dagli 80 ai 200 euro per ogni rilascio o rinnovo. «La tassa voluta dal governo di centro destra ed in particolare dalla Lega Nord e dal ex ministro degli Interni Maroni – ricorda Assou El Barji, responsabile del Coordinamento immigrati della Cgil del Trentino -, in coerenza con la politica leghista di persecuzione e criminalizzazione degli immigrati, ha imposto loro una ulteriore e discriminatoria tassa. L'unica ragione, quasi una colpa, è quella di essere stranieri».
Tutto ciò accade nonostante il fatto che, chi ha un regolare permesso di soggiorno da rinnovare, dà quotidianamente il proprio contributo alla pari dei cittadini italiani, pagando le tasse e versando i contributi previdenziali. «Va ricordato poi – continua El Barji – che i cittadini stranieri soffrono la crisi alla pari degli italiani, o meglio la soffrono di più in quanto lavorano quasi esclusivamente nel settore privato e occupano prettamente posti di lavoro precari, a tempo determinato, o tramite agenzie interinali dove oltre 40% degli assunti è straniero. A fronte di tutto ciò ricevono un servizio dallo Stato che definire inadeguato è eufemistico: nonostante infatti la normativa preveda la consegna dei permessi di soggiorno dopo 20 giorni dalla data della richiesta, li fa attendere mesi».
Il nuovo balzello è stato introdotto da un decreto dello scorso 6 ottobre firmato da Maroni e Tremonti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 dicembre, così come previsto dal pacchetto sicurezza (L. 94/2009). Dal 30 gennaio i cittadini stranieri residenti in Italia dovranno versare una tassa su ogni istanza di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno (salvo esenzioni). Così, ai 14,62 euro per la marca da bollo da apporre all’istanza, ai 27,50 euro per il rilascio del titolo di soggiorno in formato elettronico, ed ai 30 euro per la spedizione della raccomandata a Poste Italiane, si dovranno aggiungere dagli 80 ai 200 euro a seconda della durata del permesso di soggiorno richiesto. Si dovranno infatti corrispondere:
- 80,00 euro per il rilascio o il rinnovo dei permessi di soggiorno di durata superiore a tre mesi e inferiore o pari a un anno;
- 100,00 euro per il rilascio o il rinnovo di permessi di soggiorno durata superiore ad un anno e inferiore o pari a due anni;
- 200,00 euro per il rilascio dei permessi di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo e per i permessi di soggiorno rilasciati ai sensi dell’art 27, co 1, lett a), ovvero dirigenti o personale altamente specializzato che ha fatto ingresso al di fuori delle quote.
Sono escluse dal versamento del contributo le istanze di conversione ed aggiornamento. Inoltre, il decreto prevede alcuni altri casi di esclusione e quindi non sarà applicato nei confronti di:
- cittadini stranieri regolarmente presenti sul territorio nazionale di età inferiore ai 18 anni e tutte le categorie che hanno fatto ingresso con ricongiungimento familiare (art. 29, comma 1, lett b), cioè figli minori, anche del coniuge o nati fuori del matrimonio, non coniugati;
- cittadini stranieri che entrano nel territorio nazionale per ricevere cure mediche ed i loro accompagnatori;
- cittadini stranieri richiedenti il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno per asilo, per richiesta di asilo, per protezione sussidiaria, per motivi umanitari.
Per la Cgil del Trentino questa misura che rischia di peggiorare ulteriormente la vita dei cittadini di origine extracomunitaria, soprattutto in un periodo di crisi (e quindi di scarsità di posti di lavoro) come quello che stiamo attraversando. Una famiglia con due bambini con più di 14 anni d'età. Dovendo rinnovare rinnovare il permesso di soggiorno per sei mesi, dovrà accollarsi una spesa pari a 80 ero a genitore più i 72 euro per tutti componenti, per un totale di 450 euro per un permesso di 6 mesi, questo magari con il capofamiglia che ha perso il suo posto di lavoro.
Le risorse così raccolte dallo Stato saranno destinate per legge al rimpatrio dei cittadini extracomunitari soggiornanti illegalmente in Italia. «Siamo oltre l’ingiustizia e la discriminazione – chiosa Assou El Barji -. Pretendere che gli immigrati regolari paghino le espulsioni dei clandestini è un vero e proprio accanimento vessatorio. Al contrario il governo dovrebbe affrontare il problema di come tutelare i lavoratori immigrati che sono in una condizione di svantaggio nell’accesso agli ammortizzatori sociali e che, per colpa delle crisi economica in atto, rischiano il permesso di soggiorno e quindi l’espulsione non solo dal mercato del lavoro, ma dal paese, l'Italia, dove hanno messo radici e hanno costruito le loro famiglie».
3 gennaio 2012