NEWS

Fp Cgil lancia la vertenza #effepiùPensioni

Mastrogiuseppe: «Staffetta generazionale mai attuata in Trentino»

La segretaria generale nazionale della Cgil Funzione pubblica, Serena Sorrentino, sarà domani a Trento, al Festival dell’economia, all’evento “Si fa presto a dire universale: sistemi a confronto”. Nel frattempo, la Fp Cgil dà avvio, su scala nazionale, alla nuova vertenza: #effepiùPensioni.

Il sindacato ritiene che, nella più ampia vertenza sulle pensioni, sia necessario lanciare il tema della previdenza dei dipendenti pubblici. In particolare denuncia come, ai pensionamenti anticipati, corrisponda un Tfr ultra posticipato: i termini di pagamento decorrono non dalla data di cessazione del lavoro ma da quella di raggiungimento del diritto teorico alla pensione di vecchiaia, praticamente fino a cinque anni dopo. Altro punto di intervento possibile è l’Ape (anticipo pensionistico) sociale, che consente ai lavoratori che svolgono lavori gravosi di andare in pensione a 63 anni con 30/36 anni di contributi: per il sindacato, vanno ricomprese in questa fattispecie le attività gravose del settore pubblico.

Fp Cgil, in sintesi, chiede: stabilizzazione dello strumento dell’Ape sociale, estensione dello stesso a professionalità gravose ora non comprese, riduzione dei termini di pagamento del Tfr, estensione del part time pensionistico ai dipendenti pubblici, riconoscimento gratuito del riscatto del corso di laurea, riconoscimento figurativo del periodo di non lavoro.

ESTENSIONE DELL’APE SOCIALE

La legge di bilancio 2017 ha identificato i lavori gravosi che danno titolo alla flessibilità pensionistica in applicazione dell’Ape sociale. Fp Cgil chiede l’inclusione degli assistenti sociali e delle figure professionali del ruolo tecnico e sanitario che lavorano su turni nel sistema sanitario pubblico, privato e accreditato nonché delle figure professionali che lavorano nel settore socio sanitario assistenziale addetti alla non autosufficienza, oltre che alla polizia locale.

IL PART – TIME PENSIONISTICO

Concesso finora ai soli lavoratori privati, va esteso ai dipendenti pubblici, per consentire di ridurre volontariamente l’orario e raggiungere il diritto alla pensione con un anticipo di 3 anni. Chi sceglie questo part time non perde niente in termini pensionistici, la sua pensione sarà calcolata sullo stipendio intero. Sarà inoltre corrisposta in busta paga la contribuzione relativa alla prestazione non effettuata. Questo favorisce chi sceglie di andare in pensione e agevola il turn over: affiancando ai lavoratori part time giovani che svolgono la parte restante dell’orario.

Rispetto al part time pensionistico, in Trentino la legge che lo estende al pubblico impiego già esiste: passò col nome di “staffetta generazionale” (art. 25 L.P. n. 1/2014) ma non ha avuto nessun seguito perché l'Inps non riconosce il versamento dei contributi, pari al tempo pieno, per chi svolge un orario part time. Spiega il segretario Giampaolo Mastrogiuseppe: «Questo pericolo lo abbiamo sempre rilevato, tant'è che ci rivolgemmo all'Inps, visto che la Provincia non ci forniva documentazione, e l’istituto rispose, il 16 agosto 2016: "si conferma, per la parte afferente agli aspetti contributivi, che l'imponibile di riferimento delle diverse gestioni, compresa la gestione pensionistica, non può comprendere la quota di retribuzione persa per effetto della trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a part time". Per quanto ne sappiamo, è in corso anche un contenzioso tra il Comune di Ledro e la Provincia, perché il Comune ha mandato in staffetta un paio di dipendenti, che ora non avranno la contribuzione come se lavorassero a tempo pieno. Il Comune, per cautelarsi, ha puntato il dito contro la Provincia. Anche in questo caso, noi avvisammo lo stesso Comune, restando inascoltati».

 

 

TORNA SU