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Lavoratori Sda, dal 1° ottobre rischio trasferimento in Veneto

Montani (Filt Cgil): Manca la volontà per una soluzione in provincia, ma le condizioni ci sarebbero”

Manca ormai meno di un mese per il trasferimento dei lavoratori trentini di SDA alle sedi venete di Poste Italiane. Il 1° ottobre, infatti, i sei addetti, già ex dipendenti UPS, dovrebbero essere spostati in distacco a Padova o Verona. Una soluzione che danneggia i lavoratori e contro la quale da mesi Filt sta cercando di trovare una soluzione alternativa in Trentino. “Dopo diversi incontri e innumerevoli richieste di chiarimento avanzate ai vertici di SDA – sottolinea il segretario provinciale Stefano Montani – non c'è ancora una spiegazione del perché questi lavoratori possono essere distaccati sì a Poste Italiane, proprietaria anche di SDA, ma non in Trentino. E' un ragionamento che non ha alcuna logica, vista l'attuale situazione di Poste Italiane nella nostra provincia, cioè di una cronica carenza di personale”.

Nei mesi scorsi, infatti, SDA e Poste avevano motivato l'impossibilità di una sede in Trentino in quanto era in corso la riorganizzazione del recapito. Per questa ragione Filt con Uiltrasporti aveva ottenuto per i lavoratori almeno una proroga, da giugno ad ottobre, del loro trasferimento. Questo lasso di tempo sarebbe dovuto servire per valutare gli effetti della riorganizzazione del recapito. “I mesi sono passati, Poste ha congelato la riorganizzazione del recapito e i lavoratori non hanno ancora risposte – incalza Montani-. Si tratta di numeri veramente esigui, appena sei unità, che con un po' di buon senso Poste Italiane potrebbe ricollocare in provincia, mantenendo da un lato il proprio organico, dall'altro per continuare a garantire il servizio offerto agli utenti e permettendo ai sei lavoratori SDA di continuare a lavorare sul territorio senza affrontare, nella migliore delle ipotesi, trasferimenti da 200 chilometri al giorno”.

Per Filt comunque da qui ad ottobre ci sono ancora margini per trovare una soluzione che tuteli al meglio i dipendenti. “Restiamo convinti che ci siano gli spazi in Trentino e, dunque, continueremo a fare pressione sull'azienda perché riveda la sua posizione. Parallelamente auspichiamo che faccia altrettanto l'assessorato al Lavoro che abbiamo coinvolto in questa vertenza”, conclude Montani.



Trento, 4 settembre 2017






 

 

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