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Mastrogiuseppe: «Il dumping c’è e si vede»

Contro replica della Fp Cgil alle dichiarazioni di Federcoop

Secondo Federcoop, negli appalti alle cooperative trentine il dumping sociale non c’è, visto che tra le aderenti alla Federazione «non operano cooperative spurie, che, presenti in altre zone del nostro Paese, offrono i propri servizi a prezzi stracciati sfruttando la forza lavoro». Una presa di posizione contro quanto espresso, nei giorni scorsi, dal funzionario di Fp Cgil Stefano Galvagni, intervenuto sulle vicende relative al Muse, in procinto di affidare accoglienza, vigilanza e visite guidate in appalto.

«Chiariamo subito – spiega il segretario generale Fp Cgil Giampaolo Mastrogiuseppe – che le cooperative non sono tutte uguali: ce ne sono di virtuose e di meno virtuose. Se pensiamo a quelle di erogazione di servizi a domicilio, ad esempio agli anziani, c’è chi riconosce il tempo di spostamento da un utente all’altro come orario di lavoro e chi, al contrario, reputa che per seguire 5 pazienti in una mattinata la strada da percorrere possa essere “saltata” tramite teletrasporto, oppure accollata semplicemente al lavoratore non remunerando quel tempo».

Premesso questo, il segretario è fermo e convinto: «Il dumping c’è eccome: se fosse vero che non si vuole far cassa risparmiando sui lavoratori, sfidiamo a rivedere il protocollo del 2010 – poi modificato nel 2015 – e stabilire che quando un servizio pubblico va in appalto si deve applicare un contratto con condizioni non inferiori a quelle del contratto collettivo provinciale delle autonomie locali o della sanità pubblica. Solo così ci dimostrerebbero che quanto dicono è vero». Ma il discorso si fa più ampio e Mastrogiuseppe sottoscrive anche la presa di posizione dei tre segretari di Cgil Cisl e Uil espressa oggi su l’Adige, relativa alla necessità di accreditamento per welfare e terzo settore.

Tornando alla cooperazione: «Quando sento parlare di dividendi delle cooperative ho la dimostrazione che non si parla più di finalità mutualistiche bensì esplicitamente capitalistiche, e il caso Sait ha mostrato con drammatica evidenza questo dato di fatto. Dico anche: se ci sono margini per distribuire dividendi, forse quei denari potevano andare in stipendi.

Annoto anche il fatto che, a livello nazionale, in fase di rinnovo del contratto delle cooperative sociali, si è registrato il tentativo di estendere il campo di applicazione anche a settori in cui, ad esempio, vige il contratto dell’igiene ambientale oppure il contratto multiservizi. Ebbene, è chiaro che si vuole fare concorrenza alle imprese private che hanno una tassazione diversa e meno vantaggiosa rispetto alle cooperative; il tutto, molto spesso, senza lo stesso rischio d’impresa avendo come committente l’ente pubblico».

Dunque, ribadisce il segretario: «Siamo convinti che il dumping ci sia: riscriviamo le regole e stabiliamo che a parità di lavoro corrispondano stesso salario e stessi diritti; prendendo a riferimento le condizioni di maggior tutela. Vedremo meno esternalizzazioni di servizi pubblici e giuste condizioni di lavoro per le persone che operano in questi settori».

 

 

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