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Reddito di cittadinanza, è opportuno che la giunta si fermi e apra il confronto

Cgil Cisl Uil: grave la totale assenza di qualsiasi dialogo con gli attori delle politiche sociali

Reddito di cittadinanza, è opportuno che la giunta si fermi e apra il confronto

“La decisione della giunta provinciale di introdurre delle così significative modifiche sui criteri di accesso all'assegno unico, per la parte di contrasto alla povertà, rappresenta una pericolosa forzatura e rischia di creare un grave vulnus nelle modalità con cui sono state gestite fino a questo momento le politiche sociali in Provincia di Trento, nel rispetto peraltro di quanto prevede la legge provinciale 13/2007”. Lo dicono i tre segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino commentando la decisione dell'esecutivo di voler far approvare in Consiglio provinciale un emendamento che introduce il vincolo di dieci anni di residenza in Italia per accedere all'ex reddito di garanzia. “Provvedimento - lo ribadiscono Franco Ianeselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti - su cui siamo assolutamente contrari perché discriminatorio e incostituzionale”.

I sindacati puntano il dito contro la totale assenza di ogni forma di coinvolgimento e confronto. “Questa giunta non ha mai convocato il Comitato provinciale per la programmazione sociale, di cui fanno parte i rappresentanti del terzo settore, gli enti locali, i sindacati e le cooperative sociali – insistono -. E tutto ciò anche se la legge provinciale prevede esplicitamente che per apportare delle modifiche sul piano normativo e finanziario sulle politiche sociali si deve attivare un confronto con i vari rappresentati sociali e istituzionali. E' un fatto grave cui, auspichiamo che la giunta ponga rimedio, ritirando l'emendamento e attivando tutti i necessari canali di confronto e discussione”.
L'opportunità di sospendere la discussione su un tema di così significativo impatto, per i sindacati, si rende necessaria anche perché ad oggi non si ha alcuna informazione su come verranno reinvestiti i risparmi di risorse. “Nella peggiore delle ipotesi con l'applicazione del vincolo sui dieci anni di residenza le casse provinciali avranno un risparmio di 3,4 milioni di euro, a cui se ne potranno aggiungere ulteriori 10 milioni se si troverà un accordo con lo Stato per la gestione in modo concorrente dei due strumenti – sottolineano Ianeselli, Pomini e Alotti -. Si tratta di cifre di importanti, che per noi devono restare nel capitolo del welfare, ma su cui l'esecutivo ha il dovere di aprire un confronto con le parti sociali e il terzo settore”.

Sullo sfondo resta inoltre la questione delle prerogative dell'Autonomia. “A differenza dell'Alto Adige dove il presidente Kompatscher è pronto a difendere la potestà della provincia in tema di politiche sociali, nel nostro caso l'idea sembra quella di volersi totalmente adattare alle politiche nazionali. Chiediamo alla giunta di gestire questa delicatissima fase con tutta la responsabilità e la trasparenza necessari, per salvaguardare sia le risorse sia le prerogative delle nostra autonomia. E anche su questo tema chiediamo si apra un confronto franco e maturo con le parti sociali”, concludono i tre segretari di Cgil Cisl Uil del Trentino.


6 febbraio 2019

 

 

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