NEWS

Senza personale non c'è giustizia

Presidio dei lavoratori del Tribunale di Rovereto

Le carenze di organico presso gli Uffici Giudiziari del Trentino determinano da tempo condizioni di difficoltà e disagi, con accorpamenti di strutture e aumenti di carico di lavoro degli addetti che hanno dovuto sobbarcarsi competenze dei colleghi andati in pensione e non sostituiti. Sono condizioni arcinote agli addetti ai lavori ed all’utenza, perché più volte denunciate dalle OO.SS.

Presso il Tribunale di Rovereto la situazione si è particolarmente aggravata: già nel 2013, nel periodo estivo, è stato necessario ridurre l'orario degli sportelli di un'ora giornaliera, sino all'attuale riduzione del 50% degli orari e la chiusura nella giornata del martedì, per mancanza di personale. Misure che incidono notevolmente sulla qualità sul servizio e che non possono e non debbono diventare strutturali, in un territorio dove il tessuto sociale e le attività produttive esigono di preservare un presidio di legalità fondamentale qual’è il Tribunale, a patto che sia efficiente e garantisca i servizi.

Lo stesso Ordine degli Avvocati sta lamentando – legittimamente - il protrarsi di questa limitazione degli sportelli, chiedendo il ripristino degli orari previsti dalle norme (8.30 - 13.30 dal lunedi al venerdì).



Ma questo oggi non solo è impossibile, ma rischierebbe di far implodere definitivamente il precario equilibrio che in ogni caso consente al personale presente di svolgere le attività di competenza, in una condizione in cui una singola assenza rappresenta un aggravarsi dei problemi per chi è al lavoro.

Al Tribunale di Rovereto sono previste 33 unità, e ne mancano 10. Il lavoro si regge sul contributo di 5 lavoratori del cd. "Progettone" che, pur nello spirito di servizio con cui offrono la propria collaborazione, non possono evidentemente ritenersi la soluzione ai problemi delle cancellerie e, in generale, di organico nella P.A. trentina, che ha bisogno invece di un piano di assunzioni stabili, qualificate, con l’accesso previsto dalle procedure concorsuali.

A fine aprile scadrà il contratto a due lavoratori del "Progettone" ed anche un'unità attualmente distaccata dalla P.A.T. rientrerà presso la propria sede, lasciando completamente sguarnito di figure apicali un intero Reparto.



Questa è l’emergenza che noi denunciamo oggi: la Regione - che ha assunto la delega sul Comparto e la gestione del personale dall’1/1/2018 - non ha finora affrontato in modo strutturale il problema, proponendo esclusivamente misure tampone che si stanno dimostrando inefficaci quanto controproducenti.

L’avevamo detto e siamo stati purtroppo facili profeti, con le assunzioni a tempo determinato o con i comandi a scadenza non si risolve ma si aggrava la situazione, in quanto grava sugli Uffici la lunga formazione dei nuovi colleghi spesso a digiuno di qualsiasi nozione delle procedure, che dovranno abbandonare poi gli uffici per scadenza del contratto di lavoro.

La soluzione è un piano assunzionale specifico di personale a tempo indeterminato.

Avevamo indicato le possibili soluzioni, come ad esempio attingere alla graduatoria nazionale degli assistenti giudiziari - tuttora valida – senza alcun costo perché le procedure concorsuali sono già state svolte, come far transitare in terza area il personale che risulta idoneo al concorso nazionale svolto poco prima del passaggio di competenza per implementare le figure apicali che assumono responsabilità negli uffici, o procedere con il processo di riqualificazioni professionali già stabilito negli accordi nazionali e locali.

Di fronte al perseverare di un atteggiamento attendista se non sordo alle richieste, che evidentemente è conseguenza dei negoziati ancora in corso a livello nazionale con i Ministeri competenti per stabilire la partita di giro della delega, ovvero l’effettivo costo che lo Stato riconoscerà alla Regione per la presa in carico della gestione del personale e degli immobili, con gli uffici giudiziari allo stremo noi non possiamo che dire BASTA!



Le lavoratrici ed i lavoratori non sono più disponibili a sopportare questi carichi e queste condizioni di lavoro: sempre in meno negli Uffici, con procedure sempre nuove, in continua autoformazione oltre a dover fare contemporaneamente formazione ai nuovi e temporanei colleghi.

Oggi a Rovereto e lunedì a Trento manifestiamo per chiedere rispetto del lavoro e dei servizi che svolgono, per chiedere che si attuino immediatamente misure strutturali per implementare gli organici, che si facciano investimenti concreti sulla giustizia e in generale sull’Ente Regione, che con questa imponente operazione ha bisogno di una nuova dimensione organizzativa e politico – istituzionale.



E manifestiamo anche per dire che non è prioritario intervenire sull’orario di lavoro! Modificare come si pretende di fare gli attuali regimi di orario negli uffici giudiziari vuol dire sconvolgere ancor più il precario equilibrio negli uffici, dove in oltre venti anni si è consolidato un regime orario differenziato che consente – pur in presenza delle gravi carenze di personale – di assicurare un livello apprezzabile dei servizi, compreso il sabato, reperibilità, assistenza alle udienze e di conciliare i tempi di vita e i bisogni delle persone che lavorano, in primis donne.

Si intervenga piuttosto con urgenza sugli organici, si dia corso alle progressioni economiche previste dagli accordi, al rinnovo del contratto, ad un piano strutturale di formazione.

 

 

TORNA SU