«Questa legge favorirą catene e multinazionali»

Sindacati critici sulla proposta dell'assessore Olivi. Troppe aperture domenicali

da l'Adige, 15 luglio 2010

Verrà discusso tra qualche giorno in consiglio provinciale il disegno di legge di riforma a testo unico che comprenderà tutte le attività commerciali. Il Ddl 101 «Disciplina dell'attività commerciale», proposto dall'assessore Olivi, ha già sollevato però le proteste dei sindacati dei commercianti, che non si dicono pienamente soddisfatti della nuova normativa. Vediamo i punti principali affrontati dalla legge e le opinioni dei sindacati.
 
I rappresentanti di Filcams-Cgil (Ezio Casagranda), Fisascat-Cisl (Giovanni Agostini) e Uiltucs-Uil (Walter Largher) pongono subito l'accento sugli orari di apertura. Il territorio è strutturato nel seguente modo: comuni di interesse turistico e comuni di interesse commerciale, che rispecchiano diverse normative. Con la nuova legge i comuni a valenza turistica avranno la possibilità di rimanere aperti 52 settimane all'anno (comprese domeniche e festivi) mentre quelli a valenza commerciale 9 mesi più le domeniche di dicembre.
 
Questo liberismo, ritenuto eccessivo per i sindacati, favorirebbe solo i centri commerciali, a scapito dei piccoli commercianti. Solo le grandi catene di negozi e le multinazionali infatti, avendo molti dipendenti, possono permettersi di tenere aperto 365 giorni all'anno. Un piccolo commerciante invece, con un paio di dipendenti, sarebbe costretto a farli lavorare sempre. La legge quindi «andrebbe a peggiorare le già ampie possibilità di deroga di apertura da parte dei comuni». Preme ai sindacalisti in particolare la questione delle domeniche lavorative. La domenica dovrebbe essere un giorno di riposo, affermano, e non si dica che riposare il lunedì è la stessa cosa.
 
«I manager che propongono la legge finiscono di lavorare il venerdì sera e si fanno il week end lungo» precisa inoltre Casagranda. Cgil Cisl e Uil chiedono quindi, in merito alla questione orari e relative deroghe, «un ridimensionamento di quanto previsto e che la disposizione legislativa faccia riferimento alla necessità di un confronto con le parti sociali». Sottolineano inoltre che «le eventuali aperture in deroga comportano per i lavoratori e le lavoratrici problemi di affidamento dei figli e dei familiari» e chiedono quindi all'amministrazione pubblica, se concede le deroghe, di promuovere i servizi essenziali legati all'assistenza e ai trasporti, permettendo loro un'adeguata organizzazione della vita privata.
 
Chiedono inoltre il «blocco di tutte le iniziative in atto relative agli iter di avviamento dei nuovi centri commerciali in discussione (Lavis, Mori, Levico e Mezzolombardo), realtà queste che se effettivamente attuate potrebbero rappresentare la fine del commercio tradizionale». Ezio Casagranda chiude dicendo di essere deluso dall'assessore al commercio e all'industria Alessandro Olivi. «Non ha accettato neanche una delle nostre richieste» afferma, e ricorda il "fondo Olivi", destinato a supportare le aziende in fallimento (che ricevono del denaro per evitare il licenziamento dei dipendenti), ma non quelle dei commercianti.
G.N.
 
15 luglio 2010