Welfare, sindacati preoccupati

L’attuazione delle delega langue per le diffidenze di Roma. Viola: comprensibile. Ianeselli e Pomini: «Ammortizzatori, servono più di 15 milioni». Via Muredei lancia una sfida innovativa: «Includere anche le partite Iva tra

di Tristano Scarpetta (Corriere, 15/10/2010)

TRENTO— La battuta d’arresto sull’attuazione della delega sugli ammortizzatori sociali preoccupa i sindacati trentini. «Rischia di rimanere una delega sulla carta» afferma il segretario della Cisl, Lorenzo Pomini, che insieme a Franco Ianeselli (Cgil) mette in guardia: «I 10-15 milioni prospettati da Dellai non sono sufficienti per una vera svolta». La cautela del governo non sorprende il numero uno del Pdl provinciale, Walter Viola: «Noto un po’ di provincialismo, non si può pensare di derogare dall’universalità dei diritti a livello nazionale».

«La prima cosa che chiediamo — esordisce Ianeselli — è che i tavoli previsti vengano convocati come previsto e aggiornati sullo stato dell’arte». Dopodiché la Cgil continua a chiedere che «il progetto continui ad essere coerente e non si limiti a ritocchi dell’esistente». Il primo sindacato trentino spinge per una formulazione particolarmente innovativa, anche per la Confederazione. «Auspichiamo che l’intervento sia davvero inclusivo arrivando fino alle partite Iva, noi la consideriamo un’apertura ragionevole». Altre due le questioni centrali per Ianeselli. «Fare in modo che anche le categorie economiche e i lavoratori che fino ad ora non hanno pagato, contribuiscano a recuperare risorse che non si possono limitare ai 15 milioni prospettati da Dellai».

Punto secondo: «Garantire che le politiche attive partano davvero, è quello il campo su cui si giocherà la partita più importante». Vista la mala parata che sembra aver preso la contrattazione con Roma, Ianeselli suggerisce «una norma di attuazione che permetta in futuro di apportare delle migliorie».Su risorse e politiche attive punta anche Pomini. «I 10-15 milioni di cui parla Dellai sono pochi, non si possono fare i conti solo su quello che si è speso in questi anni. Fondamentale sarà partire con le politiche attive, ossia la formazione e la riqualificazione dei lavoratori. Sono interventi che danno ottimi risultati, ma che costano». Pomini si augura che «nessuno stia buttando sabbia negli ingranaggi per motivi politici. È assurdo temere fughe in avanti del Trentino su questo campo, visto che ormai da molti anni, almeno dai tempi del Progettone (’90), il Trentino è più avanti del resto del paese».

A raffreddare l’entusiasmo di chi vorrebbe una svolta radicale, ci pensa Walter Viola (Pdl). «In questa partita, come in quella per altro simile dell’università, noto un po’ di provincialismo. Non si può pensare di derogare dall’universalismo dei diritti a livello nazionale. Una cosa — continua il capogruppo del Pdl— è migliorare il sistema esistente, facendo in modo di interpretare al meglio la nostra autonomia, un’altra è buttare via il bambino con l’acqua sporca. Così come l’università di Trento ha raggiunto livelli di eccellenza in una cornice statale, l’attuale sistema di ammortizzatori sociali è uno dei motivi, riconosciuto dall’Ocse, grazie ai quali l’Italia ha retto meglio di altri paesi l’urto della crisi. Fa pensare il fatto che oggi si tenti di inserire nelle norme di attuazioni aspetti molto particolari, mentre ieri qualcuno (Dellai, ndr) teorizzava l’opportunità di procedere con legge ordinaria».

dal Corriere del Trentino

15 ottobre 2010