Ammortizzatori sociali, stop del governo
Dellai resta ottimista: «Con Sacconi l’intesa c’è, le resistenze sono di natura tecnica»
di Tristano Scarpetta (Corriere, 14/10/2010)
TRENTO— La strada che porta all’attuazione delle delega sugli ammortizzatori sociali è più ripida e tortuosa del previsto. Mentre la giunta provinciale è alle prese con l’elaborazione di un non facile bilancio, il governo frena la corsa dei trentini verso il primo welfare locale d’Italia. I dubbi non riguardano l’aspetto finanziario, che Trento coprirebbe con 10-15 milioni di euro in più rispetto a quelli attualmente a carico dell’Inps, ma le questioni normative: si teme una fuga in avanti di Trento rispetto al resto del paese.
Mercoledì la Commissione dei dodici tornerà a riunirsi e in quella sede prenderà atto del punto cui sono giunte le trattative tra la Provincia e il governo. Lorenzo Dellai continua a mostrarsi ottimista: «Nell’incontro che ebbi con il ministro Sacconi mi pare che l’intesa sull’obiettivo ci fosse. Le resistenze sono di natura tecnica, ma sono superabili».Come per l’università, anche in questo caso il punto di partenza è l’accordo di Milano.
«Sono delegate alle Province autonome di Trento e di Bolzano le funzioni in materia di gestione di cassa integrazione, disoccupazione e mobilità, da esercitare sulla base di conseguenti intese con il ministero del lavoro per coordinare e raccordare gli interventi, ivi compresa la possibilità di avvalersi dell’Inps sulla base di accordi con quest’ultimo. Le predette Province possono regolare la materia sulla base dei principi della legislazione statale, con particolare riguardo ai criteri di accesso, utilizzando risorse aggiuntive del proprio bilancio, senza oneri a carico dello Stato». Tradotto dal buorocratese, il capoverso citato pone due condizioni. Primo, la delega non va intesa in bianco, ma va concordata con il ministero all’interno di una cornice di riferimento che resta statale. Secondo, Trento potrà «servirsi» dell’Inps, ma qualsiasi potenziamento degli ammortizzatori sociali trentini rispetto a quelli nazionali dovrà essere pagato dai trentini.Per una volta, a dividere non paiono essere i soldi. «Proprio in questi giorni — fa sapere un abbottonato presidente dell’Agenzia del lavoro di Trento, Michele Colasanto— stiamo valutando che tipo di rapporto definire con l’Inps».
Trovato un accordo su questo delicato punto, le altre risorse le metterà la Provincia. «Al momento possiamo fare solo una stima di massima — spiega Dellai —, ma avendo come riferimento le misure in deroga approntate per questi anni di crisi, parliamo di 10-15 milioni di euro. Certo, molto dipenderà dall’andamento dell’occupazione e dall’estensione che decideremo per gli ammortizzatori».Qui la faccenda si complica. Chi sarà incluso, quali prestazioni saranno garantite, tutto l’impianto va trattato con un ministero che da un lato può essere interessato dall’apertura di un «laboratorio», dall’altra preoccupato dall’idea che in Trentino si affermi un modello di welfare nordeuropeo con standard qualitativi superiori a quelli offerti nel resto del paese e basi politiche non omologhe a quelle dell’attuale maggioranza. Le variabili sono molte e non è un caso se la giunta provinciale ha abbandonato l’idea iniziale di procedere senza norma di attuazione.
L’elenco delle scelte da fare è lungo. Ad esempio, come declinare il principio chiave dell’universalismo, ossia l’idea che tutte le categorie di lavoratori debbano essere tutelate? Ridimensionare gli ammortizzatori dei settori e delle età più protette a vantaggio di giovani, atipici e precari? Includere anche i lavoratori autonomi? E ancora, quanto investire, anche economicamente, in un altro elemento cardine del progetto della giunta, ossia le politiche attive? Prendere cinquanta disoccupati e metterli in un’aula a seguire un corso di inglese ha un costo e un risultato, studiare percorsi personalizzati per le esigenze di formazione e riqualificazione professionale di ciascun lavoratore offre risultati migliori, ma certo costi più alti. Infine, ma l’elenco potrebbe essere più lungo, la «corresponsabilità» significa che dovranno cominciare a pagare anche le categorie economiche, come il commercio, fino ad ora escluse?
dal Corriere del Trentino
14 ottobre 2010