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Coop sociali. Lavoratrici e lavoratori trentini approvano il nuovo contratto

Sindacati: ora l’obiettivo è rinnovare l’accordo provinciale fermo dal 2006 per recuperare potere d’acquisto e dignità lavorativa

Coop sociali. Lavoratrici e lavoratori trentini approvano il nuovo contratto

Via libera delle lavoratrici e dei lavoratori delle cooperative sociali all’accordo per il rinnovo del contratto nazionale di settore. Il voto favorevole sulla bozza d’intesa siglata a Roma il 26 gennaio scorso, è arrivato oggi nel corso di tre assemblee territoriali organizzate da Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fpl e Uiltucs.
Ultimo incontro quello di oggi, che vede concludersi un ciclo di assemblee, protratto per tutto il mese di febbraio, che ha portato al confronto quasi tutte le realtà del terzo settore.

Il rinnovo è relativo al triennio 2023/25 e riguarda, in provincia, circa 9mila addette e addetti del settore sociosanitario assistenziale ed educativo e cooperative di tipo B.

 

L’intesa prevede un aumento complessivo pari al 12,6%, a incremento della parte retributiva tabellare con l’istituzione di una parte di quattordicesima, finalmente riconosciuta anche in questo contratto.

Aumenti mensili lordi graduali, che arriveranno a regime per un importo di circa 120 euro mensili.

Nel dettaglio l’incremento prevederà 3 tranche: la prima di 60 euro con la mensilità di febbraio 2024; la seconda di 30 euro ad ottobre 2024 e la terza di 30 euro ad ottobre 2025.

Prevista inoltre l’introduzione della quattordicesima mensilità, che verrà corrisposta con la busta paga di giugno di ogni anno, un importo pari al 50% di una retribuzione mensile a partire a gennaio 2025.

 

Migliorano, anche alcuni istituti contrattuali.

Viene superato l’articolo sull’obbligo di residenza in struttura e si introduce la reperibilità con vincolo di permanenza in struttura, con il riconoscimento di una corresponsione economica. Inoltre è previsto un aumento della quota relativa all’assistenza sanitaria integrativa da 5 a 10 euro mese al fine di garantire maggiori prestazioni ai lavoratori; integrazione del trattamento di maternità obbligatoria al 100%; introduzione dei tempi di vestizione e svestizione pari a 15 minuti riconosciuti nell’orario di lavoro.

Al termine di un anno di trattativa è stato raggiunto un risultato soddisfacente. Siamo consci del fatto che l’aumento del 12.5%, su retribuzioni già basse, non permette di recuperare tutto il potere d’acquisto eroso dall’inflazione, ma è un buon passo in avanti”, commentano i sindacalisti trentini Gabriele Bianco di Fp Cgil, Fabio Bertolissi e Francesca Vesca di Cisl Fisascat, Manuel Cescatti di Uil Fpl Enti locali e Anna Bonnecher Uil Tucs.

Le sigle guardano con attenzione a quanto verrà deciso dal Consiglio provinciale con la variazione di bilancio. Nell’assestamento di bilancio 2023 erano stati stanziati 2,5 milioni di euro. Quella somma va incrementata. “La somma coprirà solo la prima trance di aumenti. Vogliamo rassicurazioni anche sulle successive, quindi maggiori risorse già da questa variazione”.

Per le organizzazioni sindacali il rinnovo nazionale è un passo importante di una partita più complessa. In ballo c’è ancora la contrattazione provinciale integrativa. Il tavolo di confronto si è aperto recentemente dopo 18 anni di fermo. “L’ultimo rinnovo del contratto integrativo provinciale è del 2006. Questa trattativa è fondamentale per migliorare le condizioni di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori del sociale le cui responsabilità e carichi di lavoro sono cresciuti in questi anni. Senza la loro professionalità il welfare trentino sarebbe in gravissimo affanno. E’ ora di qualificare il settore partendo da operatrici e operatori”, concludono.

 

Trento, 29 febbraio 2024

 

 

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