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Sport. La Riforma riconosce la professione del lavoratore dello sport

Cgil: fino ad oggi queste figure dello sport dilettantistico venivano equiparate a collaboratori, spesso a volontari perdendo diritti e contribuzione. Adesso c’è lo spazio per un vero e proprio contratto da dipendenti

Sport. La Riforma riconosce la professione del lavoratore dello sport

Un vero contratto per i collaboratori sportivi. E’ questo uno dei più ambiziosi obiettivi a cui punta la legge delega di riforma dello sport, approvata a fine febbraio dal Governo. Con il via libera al provvedimento, infatti, potrebbe finalmente cambiare la prospettiva per centinaia di migliaia di allenatori, istruttori, atleti, insegnanti e impiegati fino a oggi inquadrati come volontari a rimborso spese o a partita Iva dalle associazioni sportive dilettantistiche. Con la riforma avranno la possibilità di ottenere un vero contratto di lavoro, con diritti, tutele, contribuzione. In Trentino potranno essere coinvolti alcune migliaia di lavoratori e lavoratrici. “Un numero esatto non esiste poiché collaboratori – ammettono Giulia Indorato di Nidil e Daniela Tessari di Slc -. Queste figure, pur svolgendo una professione spesso anche a tempo pieno, non sono riconosciuti come veri e propri lavoratori. La Riforma segna un passo avanti importante. Adesso servirà l’impegno sia a livello nazionale sia a livello locale per tradurre i buoni propositivi in risposte concrete”. E’ per questa ragione che le due categorie sindacali della Cgil intendono aprire quanto prima un confronto con gli assessori provinciali e comunali competenti “Vogliamo discutere insieme su come declinare a livello territoriale la riforma e attuare azioni necessarie a regolarizzare il settore. C’è chi vive di sport, facendone la sua fonte di reddito principale, non parliamo di qualche ora al mese ma vero è proprio reddito familiare. Senza tutele e coperture assicurative, anche civili in caso di danno a terzi”.
Senza dimenticare che molti di questi lavoratori e lavoratrici stanno pagando un prezzo enorme a causa dell’emergenza sanitaria. “Molti da mesi sono senza nessuna occupazione né ammortizzatori sociali. Alcuni, una minoranza, ha potuto usufruire di contributo assicurativo gestito da Sport e Salute fino a dicembre. Poi nient’altro e la situazione è molto difficile per tanti. E’ anche per questa ragione che la riforma può rappresentare un passo avanti importante perché riconosce che questi operatori sono lavoratori a tutti gli effetti. Il che vuol dire che in una situazione come quella attuale avrebbero avuto delle forme di protezione del reddito ”.
La legge delega, infine, supera un’assurda diseguaglianza di genere riconoscendo finalmente il ruolo delle atlete. Fino a questo momento le donne non venivano incluse tra gli sportivi professionisti. “Un passo concreto verso la parità di genere”, concludono Indorato e Tessari.

 

Trento, 11 marzo 2021

 

 

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