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Family Act, i sostegni provinciali siano integrativi del nuovo Assegno Unico Universale

Sindacati e Acli: senza un coordinamento delle misure “beffa” per le casse di Piazza Dante L’assessora Segnana apra subito un confronto con il Governo e convochi le parti sociali

Potrebbero essere tante le famiglie trentine a restare deluse dal nuovo assegno unico universale previsto dal Governo con il Family Act. E soprattutto la nuova misura potrebbe costare cara proprio alle casse provinciali. Ad oggi è più che concreto infatti il rischio che il sostegno statale si sovrapponga alle misure del welfare provinciale. In buona sostanza, se non si trova un’intesa Stato-Provincia, il beneficio locale come l’assegno unico inciderà su redditi dei nuclei familiari da dichiarare ai fini Isee, riducendo la quota di assegno statale. Risultato: Piazza Dante continuerà a sborsare 40 milioni di euro l’anno per l’assegno unico per la quota figli, l’Inps risparmierà invece parte dei circa 39,5 milioni di euro che ogni anno vengono erogati ai 34.000 beneficiari trentini sotto forma di assegni familiari. E’ proprio per questa ragione che Cgil Cisl Uil insieme ad Acli hanno scritto all’assessora Segnana sollecitandola, ancora una volta, ad aprire subito una trattativa con Roma per rendere le due misure, nazionale e locale, tra loro integrative. Il che vorrebbe dire che l’assegno unico provinciale andrebbe ad aggiungersi al beneficio nazionale, con un guadagno per le famiglie che beneficerebbero dei maggiori investimenti annunciati dalla Ministra Bonetti sui trasferimenti alle famiglie, senza che tutto questo gravi in alcun modo sulle casse di Piazza Dante. Così già avviene, tra l’altro grazie all’insistenza dei sindacati, con il reddito di cittadinanza e bonus bebè.
“In queste settimane il Governo è impegnato nella scrittura dei decreti delegati del Family act – fanno notare i segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti con il presidente di Acli Luca Oliver -. E’ questo il momento di inserire nelle norme i meccanismi di coordinamento tra le due misure, se non vogliamo essere penalizzati per aver costruito negli anni un sistema di welfare familiare, investendo ingenti risorse per le famiglie. L’assegno universale può rivelarsi una vera e propria beffa, con vantaggi solo per lo Stato. Dobbiamo evitare in ogni modo che questo scenario si concretizzi. Siamo certi che l’assessore Segnana abbia questa come una delle priorità dei prossimi mesi”.
Adesso è il momento giusto: in queste settimane la Giunta provinciale ha interlocuzioni continue con l’Esecutivo Draghi. E’ essenziale che anche questo tema diventi oggetto di confronto, anche a partire dall’ordine del giorno proposto dalla senatrice Svp Julia Unterberger e approvato dal Senato il 30 marzo scorso. In quel testo si dice appunto che i benefici provinciali debbono essere integrativi di quelli statali.
Le risorse in ballo sono importanti. “Se viene messo nero su bianco il principio fissato dall’odg della senatrice Unterberger, per la Provincia si potrebbero anche liberare risorse da reinvestire nei servizi educativi e di conciliazione, nonché negli incentivi all’occupazione femminile tramite le deduzioni Icef, valorizzando così le competenze dell’Autonomia in materia di lavoro e politiche familiari”.


Trento, 19 aprile 2021

 

 

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