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Appalti. I sindacati bocciano la proposta della Provincia

Cgil Cisl Uil: per la prima volta la norma provinciale sarà peggiorativa rispetto al Codice nazionale. Posizioni lontane sulle tutele economiche e normative. Così si danneggiano i lavoratori e le lavoratrici trentine

Appalti. I sindacati bocciano la proposta della Provincia

Nessuna intesa sul recepimento, nelle norme provinciali, del nuovo codice degli appalti. Cgil Cisl Uil al momento giudicano negativamente la proposta avanzata da Piazza Dante al Tavolo provinciale che individua i contratti di riferimento per i lavori e gli istituti utili alla verifica delle tutele economiche e normative a garanzia delle lavoratrici e dei lavoratori. Per i sindacati, senza un intervento più organico, si tratta di una disciplina peggiorativa della norma nazionale. Per questa ragione se non interverranno modifiche c’è il rischio di contenziosi legali ed impugnative del sistema normativo trentino. “Un sistema che sugli appalti che è sempre stato migliorativo e che vogliamo difendere”.

Le modifiche sono state rese necessarie dall’entrata in vigore del nuovo codice nazionale che, in vigore da luglio, ha introdotto previsioni forti ed innovative a tutela delle condizioni di lavoro del personale impiegato negli appalti. Le questioni aperte sono l’individuazione dei contratti di riferimento, la definizione della dichiarazione di equivalenza delle tutele, che va espressa dall’operatore economico e verificata dalla stazione appaltante nell’offerta in gara utile ai fini dell’aggiudicazione, la definizione della filiera dei controlli, dalla fase di gara all’esecuzione.


Sono richieste che le organizzazioni sindacali hanno avanzato al Tavolo appalti a partire dal mese di maggio. Si è arrivati, inascoltati, sino ad ora e non è accettabile affrontare la materia in modo disorganico producendo una norma che nel suo complesso non rispetta i princìpi contenuti nel nuovo codice nazionale.

Per quanto riguarda i contratti di riferimento, che concorrono a definire i bandi di gara per le opere pubbliche, per Cgil Cisl Uil è inaccettabile la logica secondo la quale la scelta dei contratti sia determinata dal prezziario di riferimento e non viceversa. “In questo modo si scaricherebbe l’eventuale ribasso sul costo del lavoro. Non possiamo accettare che si scelgano contratti meno tutelanti o con retribuzioni più basse per rientrare nei prezzi scelti a riferimento”.
Contratti di riferimento che per i sindacati devono essere quelli che garantiscono le migliori condizioni retributive e normative.

Se l’azienda che partecipa alla gara applica un contratto nazionale diverso da quello di riferimento, indicato dalla stazione appaltante, allora deve avere l’obbligo di garantire ai lavoratori le stesse condizioni economiche, le tutele e i diritti previsti da contratto di riferimento, se più favorevoli. Cgil Cisl Uil ritengono indispensabile imporre all’operatore economico di presentare prima dell’aggiudicazione o dell’affidamento tale dichiarazione con la quale si impegna ad applicare il contratto collettivo indicato per tutta la durata del contratto ovvero che il diverso contratto eventualmente applicato garantisca l’equivalenza delle condizioni economiche e normative. Le stesse tutele devono valere anche per i lavoratori in subappalto.

 

Si deve considerare che il costo del personale deve essere scorporato, unitamente agli oneri per la salute e la sicurezza, e non può essere sottoposto a ribasso.

L’equivalenza tra contratto applicato e contratto di riferimento va definita sulla base di criteri economici, per le retribuzioni, e di aspetti normativi,
dalla malattia alla maternità, ai congedi, dalle ferie ai permessi, all’orario di lavoro solo per fare alcuni esempi, propri della contrattazione collettiva, che vanno condivisi e dunque adottati dalla Giunta. Su questi criteri le posizioni sono distanti. “E’ inaccettabile che si definiscano criteri che scaricano sui lavoratori condizioni peggiorative così come è inaccettabile deresponsabilizzare le stazioni appaltanti. Va dunque definita una coerente modalità che garantisca pari trattamento. Così la Provincia rinuncia a tutelare i lavoratori e le lavoratrici privilegiando scorciatoie e riduzioni di spesa”.




Preoccupazioni che rischiano di concretizzarsi a brevissimo sulla testa di centinaia famiglie trentine i cui redditi derivano da contratti di lavoro in appalto.
Allo stato attuale non solo queste addette e addetti non hanno certezza del loro futuro, ma senza un’indicazione specifica rischiano di vedere rinnovato il loro contratto magari a mille chilometri di distanza dal Trentino. “Non possiamo accettare che la traduzione della norma nazionale diventi una trappola per le lavoratrici e i lavoratori trentini. La nostra provincia ha sempre usato l’Autonomia come terreno di avanzamento delle tutele. Si sta andando pericolosamente in direzione opposta”.


Trento, 29 settembre 2023

 

 

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