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Prestazione universale. Non è questa la risposta ai bisogni delle persone non autosufficienti

Loro (Spi): in regione ci sono circa 52mila soggetti non autosufficienti. Una minima parte di questi otterrà l’assegno dello Stato. La Provincia intanto resta ferma sull’indicizzazione dell’assegno di cura

Prestazione universale. Non è questa la risposta ai bisogni delle persone non autosufficienti

Una goccia nel mare. A questo si può paragonare la nuova prestazione universale varata dal Governo nazionale per le persone non autosufficienti. Saranno in pochi, infatti, in Italia come in Trentino i soggetti non autosufficienti che potranno beneficiare dell’assegno di 850 euro mensili. Per questa ragione il giudizio dello Spi del Trentino è negativo. “La misura è stata accompagnata da moltissimo clamore mediatico, ma si tratta di un provvedimento che ha ben poco di universale e che non risponderà se non in minima parte ai bisogni delle persone non autosufficienti, che sono in gran parte anziane, ma non esclusivamente tali”, fa notare la segretaria provinciale Claudia Loro.

La prestazione universale, infatti, è destinata da gennaio 2025 a persone con almeno 80 anni, ISEE fino a 6 mila euro, assegno di accompagnamento e non autosufficienza con bisogno assistenziale gravissimo.
A livello nazionale – secondo l’elaborazione dell’Area Stato sociale e Diritti della Cgil nazionale basata su dati Inps e Istat – si stima che la misura riguarderà al massimo 24.500 persone, a fronte di una platea di 3,8 milioni di anziani non autosufficienti, di cui un milione con l’assegno di accompagnamento: solo lo 0,6% degli anziani non autosufficienti e il 2,3% degli over 80 anni con assegno di accompagnamento. Cifre che possono essere riproporzionate anche per la nostra regione dove secondo i dati Istat le persone non autosufficienti sono 52mila.
Ancora più grave, inoltre, il fatto che la misura non sia stata finanziata dal Governo con nuovi fondi, visto che i 250 milioni per il 2025 e per il 2026 per la misura saranno presi dal Fondo per la non autosufficienza (75 milioni), altri dal Programma per l’inclusione e la lotta alla povertà (125 milioni) e dalla Missione 5 del PNRR (50 milioni).

Il quadro non è migliore in Trentino dove le persone non autosufficienti possono comunque già contare su una misura integrativa dell’assegno di accompagnamento, l’assegno di cura. “Si tratta di uno strumento valido perché tarato su indicatore di reddito e gravità della condizione di salute. Il problema che poniamo da oltre un anno è che l’assegno non è stato indicizzando, nonostante lo preveda la legge provinciali, mentre i costi di assistenza e in generale della vita sono cresciuti. Le famiglie, dunque, nella realtà hanno un assegno più basso”.

 

Per lo Spi del Trentino la Giunta provinciale dovrebbe assumere tra le sue priorità il tema della non autosufficienza e dell’invecchiamento della popolazione. “I posti nelle Rsa sono pochi, le richieste aumentano così come la gravità delle condizioni delle persone che ne fanno richiesta. Va ripensato l’intero sistema di prevenzione e cura, con un ragionamento che guardi almeno al medio termine e adeguati stanziamenti di risorse”, conclude Loro.

 

 

 

Trento, 8 febbraio 2024

 

 

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