Olimpiadi. Le condizioni di lavoro per molti non sono da medaglia d’oro
Anche in Trentino sono arrivate ai sindacati segnalazioni di lavoratori arrabbiati, delusi e sfruttati. “Impegnati 12 ore al giorno al freddo per otto euro l’ora, con riposi minimi, senza informazioni trasparenti sul contratto”
Le Olimpiadi Milano Cortina sono stato un successo. Per le medaglie ottenute. Per lo spettacolo sportivo. Per l’organizzazione. Tutto da podio, tranne per le condizioni di lavoro, almeno per alcuni addetti in appalto che in queste settimane hanno operato anche in Trentino nei servizi di pulizia, ristorazione collettiva e come stewards. Persone, spesso giovani e provenienti anche da tutta Italia, a cui è stato chiesto di lavorare dodici ore al giorno per otto euro netti l’ora, comprensivi di tredicesima, quattordicesima e Rol. A questi si aggiungevano 20 euro di diaria. Assunti tramite un annuncio sui social, contattati solo attraverso gruppi Whatsapp, alcuni di loro si sono visti anche licenziati tramite un messaggino Whatsapp dalla sera alla mattina.
Alcune di queste storie sono state raccontate ai sindacati dagli stessi lavoratori che ora vogliono capire come avere i soldi che spettano loro, capire il perché di un licenziamento anticipato e ottenere chiarezza. “Chiarezza e trasparenza è quanto è mancato fin dall’inizio – denunciano i segretari generali di Filcams, Fisascat e Uiltucs del Trentino, Luigi Bozzato, Fabio Bertolissi e Vassilios Bassios – nonostante gli impegni messi nero su bianco sul protocollo d’intesa firmato tra le parti sociali e la Fondazione Milano Cortina proprio per tutelare il lavoro di qualità all’interno dei Giochi. E’ stato impossibile visitare i luoghi di lavoro, è stato impossibile comprendere quali contratti siano stati applicati realmente e se siano stati applicati anche i contratti di secondo livello territoriali, come prevedeva l’accordo. Per noi è stato impossibile anche conoscere quali aziende gestiscono gli appalti, a parte il caso della ristorazione collettiva, in cui Serenissima Ristorazione, dopo una prima VDC, non ha più dato riscontro alla richiesta di firmare un Verbale di accordo. Abbiamo scoperto in questi giorni che i servizi di vigilanza sono gestiti da One Group, una società che recluta il personale sui social, non chiarisce quale contratto applica e fa lavorare gli addetti alle temperature gelide di queste settimane dalle 8 alle 20 tutti i giorni”. Alcuni lavoratori hanno raccontato di aver avuto solo due riposi in quattro settimane di lavoro. A tutti è stato chiesto, anche se lavoravano in esterno con temperature rigide, di portarsi il proprio abbigliamento invernale/da neve e solo dopo due settimane di lavoro sono state fornite una giacca e uno scaldacollo. Le ore di lavoro erano 8, ma il tempo speso è sempre stato maggiore perché per raggiungere l’alloggio, con un servizio navetta, si partiva anche un’ora prima per poi aspettare di entrare in turno. Anche sugli alloggi disorganizzazione massima. “Ai lavoratori e alle lavoratrici la One Group forniva un alloggio, ma in più casi queste sistemazioni sono cambiate due, tre volte obbligando a traslochi all’ultimo minuto. “L’accordo sindacale con la Fondazione Milano Cortina prevede l’applicazione dei contratti firmati dalle sigle maggiormente rappresentative con tanto di indicazione dei CCNL per tipologia di lavoro, prevede la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e tante altre belle parole. I fatti sembrano raccontare una storia diversa. Di certo oggi ci sono persone che si sono viste lasciate a casa con un mese d’anticipo, per ipotetiche riduzioni di personale, che non trovano riscontro. Ma ciò che è più grave è che i lavoratori non vengono informati, come prevede la normativa, così non possono far valere i loro diritti. Le Olimpiadi potevano essere anche un’occasione per raccontare un’altra storia sul lavoro in appalto, invece anche in questo caso si preferisce lasciare questi addetti ai margini. Tra meno di due settimane cominciano le Paraolimpiadi. Ci auguriamo che la Fondazione cambi atteggiamento nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori”.
Trento, 23 febbraio 2026
