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Liste d’attesa: servono soluzioni di sistema e maggiori risorse

Alberto Bellini (Fp Cgil): “La realtà è un sistema che arranca e non è più governato. Basta raccontare favole”

Nonostante il valzer di inaugurazioni e tagli di nastro, sorrisi e belle parole, la realtà dei problemi del servizio sanitario trentino la raccontano i disagi degli utenti, la stanchezza del personale e, adesso, anche i numeri del ministero. La lunghezza delle liste d’attesa è esperienza comune per gli utenti trentini, complica non poco la serenità del rapporto con il personale sanitario ed acuisce in modo intollerabile la disparità nell’accesso al diritto alla salute. “Si pensa che tre mesi possano essere sufficienti per recuperare 13,000 esami su 23,000 totali in attesa – sottolinea il segretario generale della Fp Cgil Alberto Bellini -, invece c’è il rischio che per raggiungere l’obiettivo si gonfino altre liste o si limitino altre prestazioni. In ogni caso pur ammettendo che si riesca a centrale l’ambizioso obiettivo sfruttando oltremodo il personale già demotivato, come si affronterà l’emergenza seguente?”.

Due mesi fa era il sistema di prenotazione, oggi le liste d’attesa, a più riprese la manutenzione carente degli impianti tecnologici, da mesi ormai la sempre più afflittiva assenza dei medici di Medicina generale e il conseguente aggravio dei pazienti gravanti sul pronto soccorso. Cosa serve per comprendere che la coperta è corta? “Servono soluzioni di sistema, soluzioni che richiedono competenza e programmazione a livello di azienda e risorse da parte della Provincia Autonoma – insiste il segretario - Le narrazioni rassicuranti, clamorosamente smentite non solo dai freddi numeri, ma soprattutto dallo scontento palese dell’utenza, le inaugurazioni di scatole vuote, i progetti di ospedali che verranno, non riescono più a nascondere la realtà di un sistema che arranca e non è più governato”. Ed è sbagliato pensare che il privato accreditato sia la soluzione, visti i tariffari e i DRG (tempi medi di degenza) applicati. Piuttosto sarà il privato puro a profittarne, a carico di chi le cure non può smetterle e dovrà pagarle di tasca propria. Tutto questo mentre al personale non solo si chiede di più, ma lo si penalizza, lo si minaccia, gli si oppongono perfino rigidità sulla fruizione delle ferie, gli si cambiano orari in continuazione e lo si scoraggia dal rimanere in azienda.

Trento, 23 febbraio 2026

 

 

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