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Assegno unico. Riforma senza concertazione

Cgil Cisl Uil: le modifiche per la quota A non sono state condivise con le parti sociali. Così si rischia di escludere i più fragili

Assegno unico. Riforma senza concertazione

Disco rosso di Cgil Cisl Uil sulla riforma dei criteri per la quota A dell’assegno unico provinciale. “Le modifiche approvate nell’ultima seduta dalla Giunta provinciale non sono il frutto di un confronto con le parti sociali, ma di una scelta unilaterale che bypassa la concertazione e che, dal nostro punto di vista, rischia di peggiorare lo strumento di sostegno alla povertà rendendolo maggiormente escludente”, sostengono Cgil Cisl Uil del Trentino per bocca dei segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher.

In questi mesi non sono mancate le interlocuzioni con Piazza Dante, ma tutte le apertura si sono rivelate solo formali: sul piano concreto nessuna possibilità di concertare i cambiamenti nell’ottica di rendere più moderno, innovativo e inclusivo lo strumento. “L’introduzione delle soglie minime di reddito annuo da lavoro, come abbiamo avuto modo di ribadire in più occasioni, penalizzano i più fragili. Non siamo contrari all’introduzione di condizionalità per favorire l’uscita dalle situazioni di marginalità di chi oggi ha diritto all’assegno. Un conto, però, è accompagnare questo percorso con vincoli oggettivamente basati sull’attivazione, un conto è prevedere delle vere e proprie tagliole quali sono le soglie di reddito inserite nella riforma della Giunta”, insistono i sindacalisti che a sostegno della loro testi portano i dati su occupazione e rischio esclusione sociale. “Nel 2025 il Trentino ha raggiunto il massimo livello di occupazione, con tassi di disoccupazione mai così bassi. E’ un dato positivo che però si scontra con una dinamica non altrettanto positiva sul piano dei tassi di povertà. Nonostante buoni livelli di occupazione il rischio di marginalità sociale non si riduce, passando dall’11% al 10,8%. Questo vuol dire che c’è una fetta della nostra popolazione che è povera pur lavorando. Ed è qui che bisognerebbe agire con un welfare innovativo. La Giunta ha scelto di non percorrere questa strada”.

Cgil Cisl Uil puntano il dito anche contro la decisione di non indicizzare l’Icef al costo della vita, così che le misure di sostegno sono calcolate sul reddito nominale, diverso rispetto a quello reale.

Questa riforma non ci convince. Nei prossimi mesi approfondiremo l’impatto delle soglie di reddito introdotte e ne monitoreremo gli effetti per capire se ci sono margini di apportare aggiustamenti che migliorino l’equità della misura”, concludono.

Trento,
5 maggio 2026

 

 

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