Contrasto del rischio calore. Basta tentennamenti servono le ordinanze
Cgil Cisl Uil scrivono al presidente Fugatti e al presidente del Consiglio delle Autonomie perché si adottino provvedimenti vincolanti
L’ultima conferma in ordine di tempo sui rischi per la salute legati alle temperature roventi è arrivata ieri con l’allerta gialla diramata dalla Protezione Civile. Dunque oggi Cgil Cisl Uil, dopo che da giorni le categorie sindacali di lavoratrici e lavoratori maggiormente esposte al caldo chiedono inascoltate provvedimenti vincolanti, hanno scritto al presidente Maurizio Fugatti, al vicepresidente Achille Spinelli e al presidente del Consiglio delle autonomie locali, Michele Cereghini, sollecitando l’adozione di ordinanze che fermino le attività lavorative negli orari più critici e nei settori più a rischio. “Le linee guida adottate dalla Giunta rappresentano un punto di partenza utile e uno strumento essenziale per veicolare corrette informazioni sul tema, però non sono sufficienti a mettere al sicuro la salute delle lavoratrici e dei lavoratori e a prevenire in modo efficace il rischio di colpi di calore. Riteniamo infatti indispensabile che alle linee guida segua da parte della Provincia Autonoma di Trento e di tutte le Amministrazioni comunali, ognuno per quanto di competenza, l’emanazione di ordinanze che intimino il blocco dell’attività lavorativa nelle ore più calde della giornata, in genere comprese tra le 12,30 e le 16,00 per il personale impegnato in attività fisica intensa o in lavorazioni esposte al sole, quali: agricoltura, edilizia, florovivaismo (serre), cave, logistica di piazzale, consegne urbane (riders), manutenzione stradale e ferroviaria, igiene ambientale, comparto forestale, ambienti confinati privi di adeguata ventilazione o sistemi di raffrescamento”. Per le confederazioni “senza l’assunzione di un provvedimento cogente, le linee guida rischiano di limitarsi ad un appello al buon senso e alla sensibilità dei datori di lavoro, spostando addirittura parte della responsabilità della prevenzione su preposti e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza che, in quanto dipendenti, sono in evidente condizione di subordinazione”.
Ad oggi sono diciotto le regioni italiane che hanno emesso delle ordinanze. L’utilità della scelta è confermata da uno studio realizzato nell’ambito di Worklimate da ricercatori di Cnr e Inail, pubblicato sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology, che in riferimento all’estate 2024 segnala una netta e indiscutibile riduzione del tasso di infortuni sul lavoro nelle Regioni che avevano adottato le ordinanze. Nel settore edile questa riduzione è stata del 21,9% rispetto alle regioni prive di ordinanza, nel settore agricolo di circa il 25%.
L’auspicio è che Provincia e Comuni prendano atto della situazione e intervengano.
*nella foto operai delle Teniuta Lunelli che sta adottando misure di mitigazione