Rischio caldo: nessuno dà vere risposte
Serve l’ordinanza ma la “Pat” fa linee guida, Arco e Trento puntano a non fermare i cantieri, Uopsal rimpalla la responsabilità alle ditte
Fin dalle prime ondate di caldo di questa estate, Fillea Cgil del Trentino ha sollecitato la Giunta provinciale a emanare un'ordinanza per disciplinare la sospensione del lavoro all'aperto e di quello che, pur svolto sotto tettoie o similari, vede il crearsi di cappe di calore. La richiesta riguarda in particolare i settori dell'edilizia e del porfido.
Ma la giunta provinciale, anziché un’ordinanza, ha emesso linee guida e, caso emblematico, nel giorno della loro emissione si è verificato un malore dovuto proprio al caldo. «Abbiamo poi evidenziato – spiega il Segretario Giampaolo Mastrogiuseppe - come praticamente tutte le Regioni d’Italia abbiano emesso ordinanze, col Trentino a distinguersi in negativo».
Si è quindi chiesto ai Comuni di tamponare l’assenza provinciale, a partire da quelli di fondovalle. Finora si sono mossi solo Arco e Trento che, però, hanno di fatto liquidato la questione con una deroga alle norme sull’inquinamento acustico, consentendo alle ditte di iniziare a lavorare all’alba. «Misura insufficiente: per fare le 8 ore giornaliere, anche iniziando alle 6.30 si finisce alle 15.30 - con 1 ora di pausa pranzo - quando già alle 12 si rilevano temperature superiori ai 35 gradi».
Si è quindi fatto pubblico appello a Uopsal, Ufficio ispettivo minerario e Ufficio ispettivo del lavoro. «Via stampa leggiamo le risposte di Uopsal che, dopo aver chiarito che ha poche risorse, di fatto rimbalza la responsabilità verso le imprese e la loro “cultura della sicurezza”».
È chiaro per tutti: senza un vero obbligo, un’ordinanza, le imprese non sospendono l'attività. «Ce lo dicono i lavoratori che ci contattano e ai quali diciamo di rifiutarsi di lavorare con condizioni estreme e che mettono in pericolo la salute. Siamo stati spesso costretti a sollecitare gli uffici ispettivi a fare controlli».
La richiesta di Fillea non tende solo a tutelare i lavoratori, ma anche a venire incontro alle imprese più attente che, nel caso sospendessero le attività, potrebbero trovare un ostacolo nell'Inps per la concessione della cassa integrazione meteo. Fu lo stesso direttore provinciale di Inps, in occasione della presentazione delle linee guida provinciali, a sollecitare l'emissione di ordinanze proprio per facilitare gli uffici Inps nell'interpretazione delle norme per la “Cig”: in presenza di un’ordinanza gli uffici non hanno problemi a concedere la “cassa”.
«Provincia, Comuni e uffici ispettivi ci hanno dato risposte insoddisfacenti o non hanno risposto affatto. A questo punto proviamo a rivolgerci ai consiglieri provinciali che, magari con un’interrogazione, potrebbero quantomeno chiedere se e quante aziende hanno sospeso il lavoro nei momenti più caldi, se e quanti sono stati i controlli».