Trattamento di fine servizio. Il Tar condanna l’Inps a pagare gli scatti di anzianità aggiuntivi
Nuova vittoria dello Spi: tre ex poliziotti riceveranno la maggiorazione che spetta loro
Si allunga l’elenco degli ex dipendenti delle forze dell’ordine che dovranno ricevere i sei scatti di anzianità sul trattamento di fine servizio (TFS). Si tratta di una cifra pari al 2,5% dell’ultimo stipendio e che va riconosciuta per il calcolo del TFS. Applicando un’interpretazione restrittiva e superata dalla giurisprudenza, l’Istituto riteneva, invece, che i pensionati in questione non avessero i requisiti previsti dalla legge. Interpretazione a cui si è opposto lo Spi del Trentino, con l’avvocato Stefano Giampietro, ricorrendo al Tar. Dei giorni scorsi la decisione del Tribunale amministrativo che dà ragione ai tre pensionati e condanna l’Inps a pagare i sei scatti aggiuntivi non riconosciuti oltre alle spese legali. Sentenza analoga era stata emessa nel luglio 2025, per altri otto ex dipendenti delle forze dell’Ordine. L’Inps, però, ha proseguito sulla propria strada, di fatto aprendo la strada a nuovi contenziosi.
In questo caso i fatti riguardano tre ex poliziotti in forze in Trentino. Tutti, nel momento in cui hanno raggiunto il requisito per la pensione, cioè i 55 anni di età e i 35 di anzianità di servizio, hanno fatto domanda di messa a riposo, approvata dall’Istituto. Hanno chiesto, inoltre, i sei scatti aggiuntivi di anzianità per il calcolo dell’assegno pensionistico e per il trattamento di fine servizio sulla base di quanto prevede la legge 387/1981, relativamente ai trattamenti pensionistici per chi ha prestato servizio nelle forze di polizia. Anche questa volta, però, l’Inps ha riconosciuto gli scatti aggiuntivi solo per l’assegno pensionistico, non per il TFS. Da qui il ricorso dello Spi Cgil.
L’Insp, nell’argomentare la propria posizione, ha sostenuto che il proprio compito fosse solo “liquidare agli aventi titoli il trattamento di fine rapporto sulla base del computo del relativo ammontare previamente effettuato dalle Amministrazioni di appartenenza”, rimandando la palla sul terreno dei ministero. Un’interpretazione che il Tar ha rigettato, sottolineando ancora una volta come sia l’Inps l’unico soggetto deputato a corrispondere il trattamento di fine servizio. “Abbiamo agito in Tribunale per vedere riconosciuto e difeso un diritto. E questa è per noi la cosa più importante. Sarebbe auspicabile, però, che l’Inps si adeguasse in automatico aggiornando la propria valutazione di questi casi ed evitando ulteriori contenziosi”, commentano Claudia Loro, segretaria generale dello Spi Cgil con Massimiliano Piccolotto che per lo Spi ha seguito il ricorso.
Trento, 29 ottobre 2026
